June, 4th, 2014
TORINO | MATTEO THIELA L’ORIGINEL-À-PORTER
“Per creare qualcosa mi servo del vuo to”
“To create, I use the void”
MATTEO THIELA TALKS TO MODE DIPLOMATIQUE
Avevo tocca to per la prima volta la moda del torinese Matteo Thiela nel showroom della Negri Firman a Milano. Sconvol to. Mi disturbò. Mi agredì. Mi esaltarano dinamismo, cerebralità e primitività; abbozzo per una fisionomia del Nouveau Piémont tecnologico e manifatturiero.
Aparté. Torino, tra la fine dell’800 e gli anni Trenta era la capitale della Moda italiana, seconda solo a Parigi. Nel 1935, la città diventa la sede dell’Ente Nazionale della Moda. Era Torino il baricentro, non la Milano di oggi.
Nel autuno 2013, allo Spazio Book si è tenu to Mo.To. Un incontro per unire le sinergie tra gli addetti ai lavori della moda torinese. “Noi non vogliamo rubare nulla a Milano – dichiarava An tonello Marzolla segretario regionale di Usarci – anche perché generalmente sono loro a rubare le idee a noi. Vogliamo portare la moda per strada, punt do anche sulla produzione etica”. Dal 20 al 23 Marzo 2014, nel Circolo dei let tori di Torino, Voce del Verbo Moda portò le testimonianze di imprese artigiane del Italia e del Piemonte, capaci di far convivere il loro bagaglio di talenti ed esperienze all’interno di un’economia globale. Oggi Torino è alla ricerca di una Nuova Moda: colta, accessibile, libera. Sarà quella di Matteo Thiela, classe 1972, con la sua signature griffée alla Thierry Mugler?
La mia esperienza #MatteoThiela era un Think Thorough Before You Wear It a-ha! perché mi affinai lo spiri to col far fiammeggiare. Avevo capi to che prendeva le distanze dalla moda come fat to onirico, che ha già i suoi luoghi. Il torinese possiede abilità artigianale e fibra-duttilità. L’essenza è proprio nel originalità del edge sfuggente abbina to alla tecnologia dell’abbigliamen to. Parafras do Marinetti, nessuna moda che non abbia un carattere aggressivo (su tutti i fronti) può essere considerata un capolavoro. L’avevo capi to, con violenza, quel giorno a Milano. Matteo Thiella non conduce mai all’insipidezza del definitivo: concettualismo che lotta è lotta del concettualismo.
Immaginate Valentine de Saint-Point a tavola con Stanley Kubrick e Martin Margiela al Caffè Platti.
INTERVISTA
Matteo Thiela mi sembra un filosofo nella moda. Non dà nulla per sconta to, ripensa in mo do innovativo tutta la premessa di base del abbigliamen to: come è dimensiona to e vendu to, come interagisce con il corpo? Un "Così disegnò Zarathustra alla Nietzsche” ?
Matteo è un ragazzo complica to, per sopravvivere vive nel caos e per creare utilizza concetti semplici svuot do la memoria; rimuove il passa to e l’ovvio. Per creare qualcosa mi servo del vuo to, cerco idee per un nuovo sistema industriale, sperimen to nuovi me todi. Ripenso le cose date per scontate e faccio a meno delle certezze. Zarathustra, cerca la verità, scardina i dogmi che soffocavano il popolo, sostiene che Dio è mor to e noi siamo super animali che posso scegliere liberamente il bene o il male.Viven do cerco la verità dentro me stesso, per essere più vero in quello che faccio penso e compren do. Osservare la natura, stare con gli animali, nuotare, sentire il ven to guardare la luna e il sole:sono loro il vero Dio che è in noi.
Ci vuole consapevolezza e sensibilità per essere buoni interpreti della vita. In ambi to professionale applico gli stessi input, pron to a rivoluzionare i me todi a cui ci si abitua. Perché quello che sono diventa quello che faccio e quello che faccio muta quello che sono. Un proget to di moda o arte deve oggi essere alternativo provoca torio con nuovi messaggi che vince la noia del sistema per offrire nuovi entusiasmi. L’opera creativa, che sia una sfilata o un quadro devono entrare in contat to con noi stimol do la bestia o il divino che è in noi. Il corpo o concet to del corpo è il nostro strumen to mutevole:come i pensieri cambia la percezione di se.Il vesti to deve liberare non nascondere o proteggere. “Tut to e il contrario di tut to ” diceva Carla Sozzani qu do lavoravo per lei: ques to è un paradigma che ancora mi illumina. In ogni caso guar do oltre con speranza come si fa guard do le stelle.
Kubrick è volu to andare veramente controcorrente, a lui del pubblico di massa gliene importava poco, al contrario si concentrava su quel pubblico veramente elitario capace solo di capirlo. Ques to vale per i gr andi registi come Bergman, Kurusawa o Cacoyannis. Solo che Kubrick si è impegna to nella fantascienza, unico genere che è na to proprio dalle masse e per le masse, quindi è un rivoluzionario in molti sensi, non a caso 2001 – Odissea nello spazio è un classico.Pezzi concettuali, donna sofisticata ma primitiva, tessuti innovativi; perché la moda di Matteo Thiela a nel suo d.n.a. del Kubrick?
La donna Matteo Thiela è una donna originaria, non cerca approvazione. Suggerisce come essere libere, audaci, anticonformiste e creative. Vorrei che le mie collezioni fossero sempre sperimentali per navigare in acque sconosciute e cogliere i misteri del mon do, per comunicare con nuove forme. I film di Kubrick fermano il tempo e hanno un senso estetico e divino. Negli ultimi anni anziché adattarmi al pubblico che compra, mi sono dedica to al piacere artistico di creare vestiti che scarnificassero i concetti di un abi to tradizionale: ho tol to gli orli, le finiture, il tessu to stesso, le cuciture, le chiusure, le taglie. Ho interpreta to i materiali piu’ diversi, ogni volta scopren do un mon do. Come Kubrick mi sen to attrat to da tut to ciò che non conosco e cerco di interpretarlo. Vedere le sue opere mi da stimolo a essere più coraggioso. I miei pro dotti potranno arrivare alle masse e diventare, magari, un classico qu do sarò sostenu to da un’azienda che realizzerà le mie cose in serie. Per il momen to nascono come unici.
Tutti I designers vogliono fare della controtendenza un affirmative me, myself and my fashion. Essere di tendenza è ambire la controtendenza?
La controtendenza di per se stessa è serva della tendenza. La tendenza è divertente qu to la vanità. La tendenza è un concet to vago. E’ come un o dore, un richiamo animale. La interpre to come una luce che attrae alla quale tutti tendiamo.In ogni caso conta la qualità della fonte luminosa ,o sonora che sia, e la quantità di coscienza che vi investiamo.Ci sono tendenze buone o cattive, mi nutro di films e musica.
Certi gruppi musicali come The Knife, Moderat, Planning torock inventano nuovi suoni e scrivono testi che parlano di un amore vero che accomuna tutti, senza limiti di genere, super do i pre-concetti dottrinali di sessualità e religiosi. Nei loro album ci sono idee politiche nel senso del termine. La moda intesa come forma artistica deve ambire a dire e fare di più, ad esserci come presenza culturale per uscire dalle convenzioni che limitano la nostra intelligenza. I designer osservano i comportamenti e le abitudini e offrono il loro talen to per soddisfare le persone. Lo stilista crea uno stile: fin’ora si è limita to all’estetica ma oggi dovrebbe parlare di etica e essere una guida come lo è un musicista serio.
Come la moda Torinese compete con Milano o Pitti Immagine a Firenze, facen do cose nuove? Ci racconti I designers rappresentativi della capitale saubade? Che cosa manca alla moda torinese per ritrovare il suo prestige internazionale?
Torino potrebbe fornire assistenza tecnologica e industriale alla moda di domani , qui potrebbero nascere vere alternative. Sono nate delle sar torie, ci sono giovani designers, ma per lo più usano mezzi e me todi tradizionali che, secon do me, sono obsoleti. Bisogna inventare di più. I giovani ancora usano scarpe disegnate negli anni settanta, jeans inventati a inizio novecen to, desiderano giubbotti di pelle e mangiano ancora la carne. Su Torino ho investi to perchè è una bellissima città italiana con tanta s toria e ben conservata. Non riuscirei a vivere in una città senza passa to. Ho un gr ande proget to che qui vorrei realizzare. Una Biennale per talenti da tut to il mon do, un campo di vero confron to, libero da logiche commerciali. Un cubo temporale per menti visionarie che abbiano realmente a cuore arte e persone. A Torino abbiamo “Il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea” e “Artissima” che portano stimoli da tut to il mon do. Si potrebbe immaginare anche per la moda.
Retexo del Autunno/inverno 2011-12, in latino, significa disfare, stramare, distruggere il tessu to. La collezione Primavera/Estate 2012 suggerisce un me to do alternativo alla costruzione sar toriale tradizionale. Perché la voglia di andare nel l’antitradizionalità nelle sue creazioni?
La moda è morta! Tut to è già sta to fat to! Queste sono sentenze che mi sono state ripetute spesso. Voglio credere che non sia del tut to vero. La moda è mutevole come le persone. Disegno per un pubblico nuovo, che possa in dossare cose mai viste prima. Retexo (Autuno Inverno 2011) è stata una sfida entusiasmante. I vestiti hanno gira to il mon do per essere fo tografati. Ora quei vestiti li ho inchiodati su delle tele da pit tore e sono diventati dei quadri. Penso che dall’impossibile possa nascere il possibilissimo. La mia voglia è una somma di energie che spen do per ridefinire il vesti to come mezzo comunicativo.
Pittura, la tua ultima Collezione Autunno/inverno 2014-15 esprime un nuovo palio nel Cherchez la femme? Dov’è disponibile alla vendita?
L’ispirazione è regressiva. Dipingevo. Poi scelsi la moda come veicolo più vicino al quotidiano e alla massa. Così ho ripreso in mano il pennello, fonden do gli strumenti e i materiali del sar to con quelli del pit tore. La collezione pittura racconta la mia passione per l’arte. Volevo fondere il concet to di individuo/arte, arte/vesti to. Questa donna può in dossare arte perchè sa di essere una creatura meravigliosa. Una piccola provocazione che vorrebbe gratificare la bellezza dell’animo. Ven do personalmente e, fra breve, sul web.
Matteo Thiela | Pittura – Autunno/inverno 2014-15
Non è bello vedere che i propri sforzi a volte non vengono compresi o rimangono invenduti. Ma non demor do ancora. Il mon do non lo si può cambiare ma questa lussuria è irrefrenabile. Qui potrei citare io Nietzsche qu do della guerra dice “il vostro nemico dovete cercare, e la vostra guerra dovete condurre e per i vostri pensieri! E se il vostro pensiero soccombe, la vostra sincerità deve proclamare il trionfo! Dovete amare la pace come mezzo per nuove guerre”. Ho la testa dura, non ho sapu to/volu to accettare compromessi. Rei Kawakubo fu la mia iniziazione: li dove tut to era banale, lei sorprende in ogni minimo dettaglio.
POST-A CAPITE AD CALCEM
“Invece di darsi e di prendere (par coup de foudre, per delirio o inconscienza) degli esseri forzatamente moltiplicati dalle illusioni inevitabili deg’in domani imprevisti, bisogna sceglier sapientemente. Bisogna – guidati dall’intuizione e dalla volontà – valutare le sensibilità e le sensualità, e non accoppiare e non compiere se non quelle che possono completarsi ed esaltarsi.” scrisse Valentine de Saint-Point nel suo Manifes to futurista della Lussuria, del Gennaio 1918.
Matteo Thiela è la perpetua battaglia mai vinta della moda. Beati noi.
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